Reviews

 

Been Here And Gone

Steve Swallow and Carla Bley

Dave Schroeder and Antonio Figura make music of extraordinary poise and balance, in which they explore the meaning of “song.”  First, this music sings, passionately. Melodies abound, and breath rules.  These two breathe together; Antonio’s artful use of the pedal pushes the piano to inhale and exhale with Dave’s parlando lines.  Second, there is everywhere in this recording a careful consideration of song form - of ways its history, as embodied by an honorable list of practitioners from Puccini to Porter - is filled with stirring, evocative stories.  The music on this recording is story-telling music, music replete with the atmosphere of mythic tales spun at night, out of doors.  It invites you to recapture the kind of listening you did as a child, when music first grabbed you and transported you to worlds you hadn’t imagined.

Been Here And Gone

Tom Scott

This is a remarkable duo collection in two respects. The compositions, all originals written by Figura and Schroeder have beauty, simplicity and sophistication. This recording also has the distinction of featuring Dr. Dave on several of the more ‘exotic’ wind instruments-- sopranino sax, piccolo, bass flute, chromatic harmonica and the ever-popular ‘Mongolian ever buree’ (no, I hadn’t heard of it either, but you will love it). He plays them all beautifully along with Antonio’s lush and flowing piano playing. Have a listen!

 

Space Between

Alceste Ayroldi (Musica Jazz Magazine)

Le folate di vento fresco sorprendono quando il mare è fin troppo calmo. Ad agitare i flutti del mainstream piacione e sempliciotto o dell'abusato copia incolla, arriva il pianista e compositore siciliano che mette le mani nel suo ricco retroterra culturale fatto di tradizione ed innovazione. Un trio ad orologeria si muove senza sbavature su di un menabò fatto di ricerca, con armonie elastiche pronte a dilatarsi e rinsaldarsi attorno al drumming fremente e preciso di Salgarello, ed alla finezza ritmica di Ambrogini. La vena creativa di Figura è presente in tutti i brani e fa coppia con la sua facilità di movimento nelle strutture modali, anche con inflessioni funky e un tocco preciso e determinato. E vanno a nozze, in questo contesto, la voce accuratamente imprecisa e tagliente di Watkiss e la spigliata sonorità fluida, larga e tonda di Giuliani, che arrichiscono le melodie, sempre tenute a mente da Figura, macinate in un'improvvisazione acuta e solare che volge lo sguardo verso idiomi contemporanei ed un'espressività assai moderna.

Space Between

Gerlando Gatto "Il senso dello spazio di Antonio Figura" 

Tra le figure emergenti del piano-jazz italiano cʼè di certo anche il siciliano Antonio Figura. Con alle spalle un curriculum di tutto rilievo (tra lʼaltro è laureato in “Discipline Jazz e Storia della musica Afro-americana” presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze con una tesi sul Modern Jazz Quartet ) Figura ha di recente pubblicato il suo quinto album prodotto da “Headache Production” e registrato a Roma con la partecipazione di musicisti di vaglia quali Rosario Giuliani al sax alto, il vocalist inglese Cleveland Watkiss, Milko Ambrogini al basso e Michele Salgarello alla batteria. Un progetto molto caro a Figura che ha lavorato sodo per portarlo a compimento tenuto anche conto del fatto che i dieci brani presentati portano la sua firma, con Cleveland Watkiss autore dei versi di due pezzi. Ebbene in questo nuovo album Figura conferma le eccellenti doti già evidenziate nei precedenti lavori, in special modo in “Strong Place”. Il suo pianismo è sempre essenziale, scevro da qualsivoglia ricerca virtuosistica pur essendo sostenuto da una solida preparazione di base; anche dal punto di vista compositivo le sue pagine sono ben strutturate, con un preciso senso dello spazio come si evidenzia immediatamente nella “Title track”: il tema è disegnato, ma si potrebbe dire accennato, dal pianoforte di Figura sostenuto da Ambrogini e Salgarello e tutti e tre riescono a dare perfettamente il senso di cosa voglia dire il silenzio nella musica, di quale importanza abbiano le pause, di come si possa lavorare egregiamente per sottrazione. Certo, le ascendenze sono facilmente riscontrabili, da Paul Bley ad un certo Bill Evans, ma una cosa è aver studiato i grandi del passato, altra cosa è averli saputo interiorizzare per costruire un proprio linguaggio. E la sensazione, assai piacevole di ascoltare qualcosa di originale perdura per tutta la durata dellʼalbum, anche quando, come in “Speak Sogtly” interviene la magnifica voce di Cleveland Watkiss (che può richiamare Elvis Costello), o in “White shadows” il sax alto di Rosario Giuliani catturala nostra attenzione grazie al suo fraseggio sempre così articolato eppure sempre fresco, spumeggiante.

 

Space Between

Luciano Vanni (Jazzit Magazine)

Si respira un forte senso d’inquietudine in “Space Between” una sensazione di stringente tensione emotiva. Antonio Figura mette in scena quest’orizzonte espressivo nel breve e nervoso inserto psichedelico di ventiquattro secondi che apre il disco, Incipit. Segue la title-track, un ottimo esempio del pensiero di Antonio Figura: poche note, struttura armonica essenziale di tipo modale, pulsazione ritmica serrata, suono asciutto del pianoforte (che fa sentire in tutti i suoi dettagli la meccanica dello strumento), prassi esecutiva basata su un interplay in perenne tensione. A dire il vero “Space Between” è un album che offre un vasto insieme stilistico. Figura ottiene questo risultato facendo intervenire  l’altoista Rosario Giuliani in quatto brani e il cantante Cleveland Watkiss in due, alterando la cubatura timbrica della musica in scaletta, mettendo in risalto i groove ed un notevolissimo gusto improvvisativo al pianoforte (Speak Softly), sequenze ritmiche più articolate (White Shadows), temi lirici e un incedere per ostinati e pedali carichi di tensione (Cages) e vere e proprie canzoni cantate (Speak Softly, Baobab). Space Between potrebbe essere considerato un concept album per concezione e carattere.

Strong Place New York Trio 

Piacentino (Musica Jazz Magazine)

Il trentanovenne Figura è un pianista con caratteristiche ben precise e una personalità definita, che in questo magnifico album ha modo di esprimersi compiutamente. Anzi tutto, lavora per sottrazione e con un senso dello spazio da giardino zen, cioè con una marcata sottolineatura dei silenzi. In questo senso, il pianismo bop non pare avere lasciato che scarsissime tracce nel suo mondo estetico, dove semmai si riscontrano altre ascendenze: da Paul Bley, che è forse il riferimento più evidente, si va indietro fino a Bill Evans e, ancora più indietro, fino a Teddy Wilson. Inoltre, il percorso solistico usa brandelli di frasi melodiche e contiene una forte propensione verso gli accordi a due mani; come in Buenos Aires 1952, forse l'unico brano dove il tema è più facilmente percepibile. Infatti, il denso fascino di questa musica sta proprio nella vaghezza della sua poesia, che è fatta di tenui tinte ed è rivolta a un'interiorità "spinta", con il ritmo appena sottinteso. Al disco il contrabbassista Vicente Archer ed il batterista Kendrick Scott danno un contributo più intenso di quanto possa sembrare di primo acchitto: con un pianista di questo temperamento, del resto, la discrezione era una inevitabile scelta estetica.

Strong Place New York Trio

Soweto Kinch

Antonio knows how to exploit the dynamics qualities of the piano, and he honors the space between the notes. He's achieved a truly timeless trio sound that really gives your imagination space to wander.

 

©2020 Antonio Figura Music